Colette, il cui nome completo è Sidonie-Gabrielle Colette, nata in Borgogna nel 1873 e morta a Parigi nel 1954, è una delle maggiori scrittrici della letteratura francese, indiscussa protagonista della Belle Époque. Seconda donna eletta membro dell’Académie Goncourt nel 1945, ne fu presidente tra il 1949 e il 1954. È stata anche la prima donna in Francia a ricevere un funerale di Stato.
Come letterata, attrice e giornalista, ha vissuto in maniera libera ed emancipata, audace anche, insolente e provocatrice, dando scandalo negli ambienti parigini per via del suo anticonformismo, della sua aperta bisessualità, delle sue spregiudicate liaison amorose. Ha così imposto una nuova prospettiva femminile alla società del XX secolo, senza però mai dichiararsi femminista. Coetanea di Proust Valery e Ravel, all’avanguardia per la sua epoca, è di un’incredibile modernità oggi.
Anche la sua penna è decisamente libera, allo stesso tempo intima e tagliente, spesso animata da intelligente ironia. Nella sua prolifica produzione letteraria – romanzi, racconti, opere teatrali, articoli giornalistici, diari e memorie – si è spesso inspirata alla propria esperienza (il mondo del teatro, la complessità delle relazioni sentimentali, la forza dei desideri, l’emancipazione femminile. l’universo della mondanità, l’amore per la natura, ecc.), sfidando il perbenismo borghese e ogni conservatorismo.
Le sue figure femminili, Gigi, Léa, Renée, sono rivoluzionarie nella loro indipendenza, donne che non si piegano, capaci di dire no al compromesso, persino a quello amoroso, pur di restare fedele a sé stesse.
Tradotta in Italia sin dall’inizio, nel 2000 un Meridiani Mondadori ha raccolto la sua opera in un volume curato dalla francesista Maria Teresa Giaveri.Oggi L’orma Editore sta consacrando un intero «cantiere» a questa grande narratrice dai molti volti e che ha aperto tante porte; prevedono la pubblicazione dei suoi libri più belli in nuove traduzioni e con prestigiose, illuminanti introduzioni. Sono già usciti Gigi, La vagabonda e Dialoghi di bestie



Il faut avec les mots de tout le monde écrire comme personne.
Colette
Il murale di Colette
di Martine Van Geertruijden
Quando abbiamo scelto Colette tra le candidate francofone per il nostro murale, eravamo spinte da
diverse motivazioni. Parliamo di una delle maggiori scrittrici della letteratura francese, protagonista
indiscussa della Belle Époque, prima donna a presiedere l’Académie Goncourt e a ricevere un funerale
di Stato. Autrice prolifica, insolente e provocatrice, è riuscita a portare una nuova prospettiva femminile
nella società del XX secolo. In Italia non era stata tradotta prima della Seconda guerra mondiale,
probabilmente a causa della censura e dei temi ritenuti audaci per l’epoca, ma dagli anni ‘50 in poi ha
ottenuto un’ampia distribuzione nel mercato editoriale, culminata nel 2000 con un volume dei
Meridiani Mondadori che raccoglie la sua opera.
Non sapevamo però di andare incontro all’attualità: il settantesimo anniversario della morte di Sidonie-
Gabrielle Colette (1873-1954) e l’entrata della sua opera nel pubblico dominio hanno innescato una
feconda attività editoriale che ha accompagnato la realizzazione del nostro murale. Nuove edizioni,
traduzioni riviste e ritraduzioni uscite nel 2025 da parte di diversi editori italiani hanno offerto una
preziosa occasione di (ri)scoprire l’autrice. In questa ondata di pubblicazioni spicca il “Chantier
Colette”, un cantiere aperto dall’Orma editore – generoso mecenate del meraviglioso ritratto realizzato
da Leticia Mondragon sui nostri muri: – che prevede la pubblicazione dei libri più belli di Colette in
nuove traduzioni e con illuminanti introduzioni.
Con questa congiuntura favorevole, era inevitabile dedicare il corso di Traduzione francese di
quest’anno al talento inconfondibile della scrittrice e allo studio comparato delle traduzioni vecchie e
nuove dei suoi capolavori: Gigi, La vagabonda , Dialoghi di bestie, La Chatte, e altri. Ed è stato un autentico
piacere vedere con quale entusiasmo le studentesse e gli studenti della Magistrale che non l’avevano mai
incontrata hanno accolto questa penna di straordinaria modernità, intima e ironica, capace di sfidare il
perbenismo borghese e tutti i tabù della sua epoca. Da oggi in poi avranno la fortuna, entrando a Marco
Polo, di essere salutatə dal sorriso ironico e tenero di una donna libera ed emancipata.
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