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- Impenetrable foliage of my trees, and but a few stray gleams.
- A wonderful serenity has taken possession of my entire soul.
- I should be incapable of drawing a single stroke at the present moment.
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Forse un giorno capirò il tuo mistero
Florbela Espanca
Quando, inerte, nella pace del cimitero
il mio corpo sfamerà le rose
Il murale di Florbela Espanca
di Simone Celani
Il murale dedicato a Florbela Espanca (1894-1930) la raffigura con sguardo dolente, contornata da
rose, ed è un’immagine che rappresenta molto di ciò che fu e di ciò che scrisse. Vissuta in un paese
e un’epoca che limitava drasticamente la libertà femminile, affrontò una vita segnata da instabilità
affettiva, lutti, malattie e sofferenze psichiche. La sua biografia, pur non potendo spiegare
meccanicamente la sua opera, ne costituisce un contesto imprescindibile: figlia illegittima, più volte
sposata e divorziata, segnata da aborti spontanei, violenze domestiche e dalla morte del fratello
amatissimo, Florbela conobbe insonnia, esaurimento e tentativi di suicidio, l’ultimo riuscito, il
giorno prima del suo trentaseiesimo compleanno.
Questa esistenza estrema ha contribuito a creare attorno a lei un personaggio ingombrante, di “poeta
sofferente”, che spesso ha oscurato la complessità della sua voce. Eppure la sua poesia va oltre il
dolore: è vitale, sensuale, panteistica, capace di cogliere la fuggevolezza della vita e di affermare
con coraggio desideri e sentimenti in un contesto che giudicava tali espressioni sconvenienti o
immorali.
La sua prima raccolta, Livro de mágoas (1919), è dominata da tristezza e disillusione, ancora filtrate
da una certa maniera letteraria. Con Soror Saudade (1923) la sua voce si fa più sfumata: emergono
l’introspezione, il paesaggio, la natura selvaggia e soprattutto un erotismo nuovo per la poesia
portoghese, diretto e luminoso, che scandalizzò molti. Qui Florbela trasforma il dolore in ricerca di
riscatto, fino all’esaltazione creativa.
La maturità piena arriva con Charneca em flor (1931), pubblicato postumo: un’opera libera,
orgogliosa, in cui la poeta si identifica con la natura arida e selvaggia dell’Alentejo, affermando la
propria diversità e una sensualità pagana, vitale, quasi mistica. È la celebrazione di un desiderio che
sfida i limiti imposti e di una libertà che si fa poesia, fino alla fusione finale con la terra: “Forse un
giorno capirò il tuo mistero / Quando, inerte, nella pace del cimitero / il mio corpo sfamerà le rose”.
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