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Elsa Morante

Elsa Morante è una delle più importanti scrittrici italiane del Novecento, la cui vita è stata segnata da esperienze personali e storiche che hanno influenzato profondamente la sua opera. Nata a Roma nel 1912, pubblica il suo primo racconto nel 1935. Nel 1936 inizia una relazione con Alberto Moravia con cui, durante la Seconda Guerra Mondiale, ha vissuto in fuga a causa delle loro origini ebraiche. Raggiunge via via un notevole successo letterario, diventando una figura centrale nella letteratura italiana del Novecento. I suoi romanzi sono influenzati dalla tradizione letteraria europea, mentre ​la presenza di elementi magici e surreali li distingue dal Neorealismo, con una narrazione più lirica e melodrammatica, sempre molto intensa.

Utilizza quasi sempre nei suoi romanzi la prospettiva di bambini e adolescenti per esplorare temi complessi come la famiglia, la società e la sessualità. Scrive del resto anche racconti e libri per ragazzi, dimostrando una attenzione specifica a quel punto di vista, interno ma estraneo. Con Menzogna e sortilegio (premio Viareggio 1948) combina elementi del romanzo naturalista con una dimensione fantastica, attraverso gli occhi di una giovane narratrice, Elisa, che affronta temi di menzogna e verità. L’isola di Arturo (premio Strega 1957) è un romanzo di formazione che racconta la crescita, nell’isola di Procida, di un giovane ragazzo segnato da esperienze di amore e gelosia, nel passaggio dall’infanzia all’età adulta, in una realtà trasfigurata.

Negli anni Sessanta cresce l’attenzione alle dinamiche repressive della società, contro i totalitarismi e, più in generale, nell’impegno civile: Pro o contro la bomba atomica, sarà il titolo di una raccolta di saggi pubblicata postuma nel 1987. Opere principali di questo periodo sono Lo scialle andaluso (1963), raccolta di racconti e l’originale poema drammatico Il mondo salvato dai ragazzini (1968).

La storia (1974) narra le vicende di una famiglia umile durante la Seconda Guerra Mondiale a Roma, concentrandosi su Ida e suo figlio Useppe. Intrecciando microstoria e macrostoria, in una forma ‘popolare’, prova a raccontare la guerra dal punto di vista delle ‘vittime civili’. Il romanzo è diventato un ‘caso’ e ha suscitato un grande dibattito critico. Nell’opera Aracoeli, pubblicata nel 1982, tornano la visione pessimista e la narrazione segnata dal dolore che caratterizzano La storia: racconta la relazione tra madre e figlio, da esclusiva e speciale a totale e imprigionante.  Muore nel 1985.

Solo chi ama conosce. Povero chi non ama!
Come a sguardi inconsacrati le ostie sante,
comuni e spoglie sono per lui le mille vite.
Solo a chi ama il Diverso accende i suoi splendori
e gli si apre la casa dei due misteri:
il mistero doloroso e il mistero gaudioso.
Io t’amo. Beato l’istante
che mi sono innamorata di te.

Elsa Morante, Alibi, 1958

Il murale di Elsa Morante

di Maria Serena Sapegno

«Le poesie di Alibi sono poesie da album, ma un album visitato da una tristezza veggente di chiromante pazza, che interroga, cieca, le linee confuse e arruffate del suo destino, senza riuscire ad afferrarlo, perché quello che la tradisce e le manca sono proprio il cinismo, l’astuzia e il terra-terra del mestiere. Diversamente da ogni altro album di poesie femminili, l’argomento di Alibi non è la memoria o il diario dei fatti del cuore; protagonista è sempre il futuro, la conoscenza, la divinazione, la spiegazione data a se stessa di un destino sempre più simile a una condanna e a un inferno».
Cesare Garboli

È il murales che accoglie chi arriva proprio all’ingresso dell’atrio, nella sede di Marco Polo. La citazione, accanto al volto severo e intenso di Elsa Morante, è costituita dal primo verso di una poesia che è stampata anche sulla copertina del volume dallo stesso titolo che raccoglie appunto i versi della scrittrice e che Einaudi pubblica nel 1958: Alibi.

Solo chi ama conosce. Povero chi non ama!

Celebra l’amore come forza della conoscenza, come vera ricchezza, intrinsecamente caratterizzata dalla coesistenza di gioia e dolore. Esperienza che l’Io poetico rivendica come propria. Allo stesso tempo in questa poesia troviamo un linguaggio che allude all’esperienza del sacro, del mistico, come modalità dell’amore. 
La poesia è solo una delle sue forme espressive, e probabilmente non la più importante: Elsa comincia con favole per bambini, complete di filastrocche e illustrazioni di sua mano, racconti brevi. Tra questi compare anche Il bambino ebreo, che segnala un nodo importante della sua identità e della sua vita, in quanto nata da una maestra ebrea e da un padre naturale, che non coincideva con il marito della madre: una famiglia particolare che le lascia un segno profondo. 

Nei romanzi, a cominciare dal primo e importante, Menzogna e sortilegio, si ripropone la centralità delle relazioni familiari ma anche una dimensione magica e drammatica, avvolta nel mistero, curiosa della complessità del processo di conoscenza.  Elsa Morante è alla ricerca, e non si accontenta. Prova il cinema, diventa amica degli intellettuali più in vista ed impegnati, riflette sulla politica. Il suo secondo romanzo di successo, L’isola di Arturo, diventa anche un film. Poi cerca una strada nuova con Il mondo salvato dai ragazzini, una raccolta, o un canzoniere, mettendo insieme in modo originale forme di poesia tradizionale, canzoni, un atto unico teatrale… sperimentando allucinogeni.

Ma è con La Storia. Uno scandalo che dura da diecimila anni, uscito nel 1974, che riesce a conquistare una opinione pubblica allargata e allo stesso tempo a sfidare la critica di diversi intellettuali che rifiutano violentemente la sua ricostruzione storica delle vicende della guerra e della Resistenza. A questo punto la figura di Morante ha ormai assunto una centralità con cui non si può evitare di fare i conti, una voce originale che non teme di mettere in discussione posizioni dominanti e di scuotere anche le più autorevoli personalità della scena culturale.

Scandalo che continua con l’ultimo romanzo, Aracoeli, e infine con il tentativo di suicidio. Una scrittrice scomoda, intensa, provocatoria, sempre unica.

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